domenica 3 aprile 2011

LEI E' IN RITARDO, RADIOCARLONIA!


Un accordo metallico ripetuto mesmericamente, mentre si è sul punto di scattare, verso il vuoto o la gola di qualcuno, con il coro timido della Parker che non fa altro che aumentare il disagio complessivo. Whitetail dei Low è la scarna fotografia dell'istante prima dell'azione - inevitabilmente tragica. Ma d'altronde è nel trauma che si trova l'ispirazione come ben sanno i Dead Can Dance, che al tempo del reame di un sole morente incidono uno dei loro massimi vertici creativi. Le campane suonano a festa -funebre ovviamente- i tamburi battono marziali gli ultimi istanti di vita della stella, e la Gerrard, sovvrapponendo su nastro più incisioni del suo stesso canto, libera quella meravigliosa batteria anti-aerea che è la sua voce, controllata furia ad esaltare quella musa chiamata distruzione.
Quando sul finale irrompono i fiati, dubbi non c'è sono. Sarà buio e freddo per molto tempo. Condizioni ideali su cui si muove Barry Adamson, già bassista di Magazine e Bad Seeds, personalità troppo irrequita e dirompente per accettare di stare all'ombra di Howard Devoto o Nick Cave. Liberatosi dall'ingombante presenza dei due padroni, Mr Adamson si costruisce il proprio mondo come colonna sonora di un film noir immaginario. Come lo farà? Si chiede con un brivido compiaciuto lo spettatore/ascoltatore, quando nella prima traccia la ragazza supplica inutilmente che non dirà niente a nessuno. Una cosa è certa, sarà lungo, violento e sadicamente divertente. Under Wraps suona come sottofondo ideale per la Gang dell'ascia, quando sulla scia di massacri e mattanze grandguignolesche, i membri si mettono a mimare i passi di un sogno lungo giorno. Il drumming impazzito da fumoso locale di gangsters che non si addormentano allo spettacolo di mezzanotte, il piano suonato da un Fritz the Cat sotto anfetamine, un basso nerboruto e robusto e un finale fatto di rumori (seghe circolari?), echi sinistri del terrore che serpeggiano lungo tutto il minutaggio di Moss Side Story.
In tema di Noir esistenziale, compare anche Angelo Badalamenti, spalla musicale del genio lynchano, qui ripreso con Don't Do Anything (I Wouldn't do) dalla colonna sonora di Fire Walk With me, sottostimato (e in Italia, orrendemente mutilato), prologo di Twin Peaks.I tasti bianco e neri sgocciolano sornioni note su cui scivola un drumming asciutto e preciso, mentre il contabasso, racconta, trionfo, barzellette sporche. Rilassatezza etilica e gonfia, segreti sordidi, celati da maschere di inecceppile moralità provinciale e briciole di torte di mele intorno corpo di Laura Palmer, infilato in fretta e furia in un sacco di plastica nero.
Misfatti incofessabili come quelli che Micheal Gira suggerisce alle orecchie di Jim, quando con affetto da alligatore, estende le sue braccia sulle spalle del poveretto, bisbigliando, attraverso colpi metronomici ed uno sferragliare di corde che tocca i nervi, parole che fanno esplodere il cervello.
Anno del signore 2004, i The Wedding Present sono considerati dai più una band di serie B, gradevoli nel mischiare tocchi pop alle plumbee atmosfere New Wave, ma non certo in grado di gareggiare con le teste di serie. Questo fino al settimo – Settimo! - album in cariera, quel Take Fountain che ha tutto il sapore di leonìana rivincita. Chitarre affilate come rasoi, il quattro-corde intriso di lezioni hookiane che non ha proprio di voglia di restarsente in disparte, riffs assassini e dulcis in fondo un tocco pe(n)sante alla morricone più western e polveroso. Once upon a time in Leeds. E se non ci credete sentite la chiusa di questa Interstate 5, la crisi più profonda del maschio occidentale dai tempi del giocattolo scozzese che stillava miele.
A rialzare l'asticella del testosterone, ci pensa quel lord di Johnny Garcia, spalleggiato da altri due elegantiae arbitri quali Josh Homme e Nick Olivieri. Green Machine è il pezzo da sparare a palla mentre alla velocità del suono, finestrino abbassato, braccio destro che sporge, braccio sinistro allungato rigidamente sul volante, mento poggiato sul petto e orbite schizzate fuori dalla testa, si guida dritti dritti a fare il culo a qualcuno.
Solo che a fare a botte sono stato sempre una mezza sega, a meno che non potessi contare sull'aiuto di Mark Lanegan - voce impastata da un milione di sigarette e forgiata dal calore di mille al quadrato cecchetti, per coprirmi le spalle, con la solenne promessa di ergersi sempre al mio fianco.
Ovvio che le ho sempre prese.
Il vigliacco, mentre mi gonfiavano come una zampogna, doveva essere tuuto preso ad incidere Stay, canzone perfetta tanto per essere invincibili nello scenario delle risse tra motociclisti di cuoio fasciati, quanto per sedurre Condoleeza Rice al Polo.
Torniamo a scenari più nerd friendly, con le melodie in punta di penna di Toro Y Moi, serio candidato ad essere uno degli artisti mejo hipster del 2011 di Radio Carlonia. Batteria che più smooth non si può, ruffiano giro di tastiere, un bridge alla sigla dell'anca flash (do you remember telemaremma?), ritornello da ballare allo sfinimento. Con il sorriso triste e cinico sulla faccia, che se no non vale.
Chi di clubbing se ne intende è Mick Collins: tanto appassionato di garage, punk, e soul, quanto di Techno. “Da ragazzo compravo per un mese solo dischi Punk, quello dopo solo dischi Techno”1. Passioni che convergono nel recente Party Store, 9 tracce che omaggiano la detroit anni '80, qui rappresentato dalla ruspante Jaguar, tutta l'urgenza del fine settimana consumata sul dance floor. E se vi domandano di tutto il resto, fate spallucce e replicate con un galaciale: “E allora?”


1Intervista a Rumore, Febbraio 2011
Traccia (Gruppo; Album)


01.Whitetail (Low; Things we lost in the fire)
02.Summoning of the Muse (Dead Can Dance; Within the Realm of a Dying Sun)
03.Under Wraps (Barry Adamson; Moss side story)
04.Don't Do Anything (I Wouldn't do) (Angelo Badalamenti; Fire Walk with me OST)
05.Jim (Swans; My father will guide me up a rope in the sky)
06.Interstate 5 (Extended version) (The Wedding Present; Take Fountain)
07.Green Machine (Kyuss; Blues for the red sun)
08.Stay (Mark Lanegan; Scaps at midgnight)
09.Elise (Toro Y Moi; Underneath the pine)
10.Jaguar (The Dirtbombs; Party Store)